23-04-2026 Info
Presa di posizione: L’assenza di effetti locali non implica l’innocuità di Erigeron annuus
(Traduzione della versione originale in tedesco)
Lo studio di Genucchi et al. (2025) analizza l’impatto di Erigeron annuus (cespica annua) sulla biodiversità vegetale, concludendo che nelle superfici campionate nella Svizzera nord-orientale non sono stati rilevati effetti statisticamente significativi. In Svizzera, la valutazione nazionale delle specie vegetali invasive avviene secondo un processo standardizzato coordinato da InfoFlora, che integra letteratura scientifica, osservazioni sul campo e sistemi di classificazione internazionali. L’assenza di impatti riscontrata in un singolo studio non significa automaticamente che una specie non provochi danni rilevanti a livello ecologico, economico o sanitario. Ciò è particolarmente vero per studi con un valore informativo limitato, come quello in questione. Erigeron annuus può compromettere la qualità del foraggio, inibisce la crescita di altre specie tramite allelopatia e, in caso di elevata copertura, altera le comunità vegetali. Pertanto, la classificazione della specie rimane invariata e sarà nuovamente verificata durante la prossima revisione delle neofite invasive della Svizzera.
In Svizzera, la valutazione dell’invasività delle specie vegetali esotiche avviene tramite un processo sistematico gestito da InfoFlora, che considera l’insediamento, la dinamica di diffusione e l’impatto. Vengono esaminati i danni economici ed ecologici, nonché gli effetti negativi sulla salute umana. Le classificazioni si basano sulla letteratura scientifica e su osservazioni documentate sul campo. In questo contesto, viene verificata la solidità delle fonti e i danni documentati sono valutati in base a sistemi di classificazione internazionali (EICAT, SEICAT – Hawkins et al. 2015, IUCN 2020, risp. Bacher et al. 2018). La valutazione non si basa su singoli studi, ma sulla totalità delle informazioni disponibili.
InfoFlora accoglie con favore lo studio di Genucchi et al. (2025) come un contributo interessante, in particolare per la sua origine svizzera, e ne terrà conto nella prossima revisione della Lista delle specie esotiche invasive. Tuttavia, il lavoro solleva interrogativi significativi riguardo all’interpretazione dei risultati e all’evidenza scientifica presentata.
Dal punto di vista analitico, il lavoro si basa su un approccio statistico solido: l’impiego di modelli a effetti misti (mixed-effects models) per il controllo della struttura gerarchica dei dati e l’analisi lungo un gradiente di invasione sono metodologicamente appropriati e conformi agli standard dell’ecologia vegetale. Questo, tuttavia, non compensa le evidenti limitazioni del disegno sperimentale scelto. Il campione limitato a dieci popolazioni, la ridotta dimensione delle quattro aree di saggio per popolazione (4 x 1 m²) e l’assenza di un approccio sperimentale limitano considerevolmente la possibilità di trarre conclusioni statistiche e causali. L’assenza di effetti statisticamente significativi non può quindi essere interpretata come prova della mancanza di impatto della specie sulla biodiversità, ma solo come assenza di evidenza nelle condizioni date.
La debolezza principale del lavoro risiede, oltre al campione ridotto, nella selezione di dieci popolazioni in un’area localmente e geograficamente ristretta della Svizzera nord-orientale. Le popolazioni mostrano un chiaro legame con le zone insediate e, in almeno sette popolazioni su dieci, è stata effettuata una lotta mirata contro Erigeron annuus. Non è quindi possibile valutare come apparirebbero tali popolazioni senza gli interventi di contenimento, rendendo impossibile giudicare l’effettivo impatto di E. annuus sulla biodiversità. Complessivamente, sono stati analizzati valori di copertura piuttosto bassi: la copertura media è del 13% e solo due metri quadrati presentano una copertura superiore al 33% (con un valore massimo del 55%). Occorrerebbe quindi verificare se i risultati di Genucchi et al. (2025) non debbano piuttosto essere interpretati come un successo delle misure di lotta.
Erigeron annuus, Michael Jutzi, edited, CC BY 4.0
Dal punto di vista ecologico, il grado di copertura di una specie è decisivo. Osservazioni sul campo e studi indipendenti dimostrano che E. annuus, in quanto neofita, può raggiungere valori di copertura molto più elevati rispetto a quelli riportati nella pubblicazione, anche in Svizzera (p. es. fino all’85% in Künzi et al. 2015). Altri studi sono giunti a conclusioni opposte, indicando che E. annuus riduce la diversità delle specie indigene. Liu et al. (2026) hanno riscontrato nella Cina orientale che la presenza della specie è correlata negativamente alla diversità vegetale, con un effetto che, nelle fasi iniziali dell’invasione, è risultato persino superiore a quello della verga d’oro del Canada (Solidago canadensis). Nonostante le diverse condizioni climatiche, ciò suggerisce che un’elevata copertura di E. annuus possa avere effetti significativi anche nel contesto mitteleuropeo.
In Europa, E. annuus presenta un’ampiezza ecologica particolarmente vasta e può insediarsi in diversi habitat (Küzmič & Šilc 2017). In Svizzera, si formano popolazioni dense, tra l’altro, in prati e pascoli estensivi ricchi di specie. Nella limitata selezione di dieci popolazioni di Genucchi et al. (2025) mancano tuttavia tipi di habitat ricchi di specie con un elevato potenziale di minaccia, come i prati semiaridi o i vigneti. Ciò limita ulteriormente la validità dello studio a livello nazionale.
Studi attendibili sull’invasività delle specie alloctone richiederebbero, oltre ad aree di confronto non trattate, idealmente una manipolazione sperimentale (aggiunta o rimozione della specie invasiva) con confronti prima-dopo (p. es. Parker et al. 1999). Al contrario, in un confronto puntuale tra aree adiacenti senza approccio sperimentale, non si può escludere l’influenza di micro-differenze stazionali sulla diversità specifica – un’incertezza statistica che i modelli a effetti misti non eliminano.
Nonostante le limitazioni citate, il lavoro suggerisce che E. annuus abbia effetti trascurabili sulla biodiversità indigena, mettendo in discussione le valutazioni di gestione consolidate. Gli autori sottolineano la necessità di valutazioni basate sull’evidenza (evidence-based), ma si limitano a un singolo studio dal valore informativo ristretto. Un punto particolarmente critico riguarda la discrepanza tra i dati presentati da Genucchi et al. (2025) e il titolo del loro studio, che dà l’impressione che E. annuus non influenzi in generale la biodiversità locale. Anche alcune affermazioni nella discussione possono essere facilmente interpretate come un giudizio definitivo sull’innocuità della specie, con il rischio di generare una comunicazione fuorviante nei media e nel dibattito gestionale.
Un aspetto spesso trascurato, ma cruciale, riguarda il contesto funzionale e agronomico. Le decisioni gestionali per specie come E. annuus non si basano esclusivamente su criteri ecologici. La letteratura agronomica europea mostra che la composizione floristica dei prati influenza direttamente la qualità del foraggio e la produttività; l’indice del valore foraggero di E. annuus, su una scala da 1 a 9, è pari a 2 (2 = «valore foraggero nullo o molto basso»; Briemle et al. 2003). Pertanto, la specie è considerata indesiderata non solo per l’impatto sulla biodiversità, ma per la sua capacità di competere con piante foraggere di maggior pregio. Studi sperimentali evidenziano inoltre effetti allelopatici che inibiscono la germinazione e la crescita di altre specie (Li et al. 2020), fornendo una base biologica plausibile per gli impatti negativi sulla produttività che non vengono rilevati dal semplice conteggio del numero di specie.
In conclusione, sebbene lo studio sia statisticamente corretto, la sua interpretazione eccede quanto supportato dai dati. Proprio perché le potenziali conseguenze delle neofite invasive possono essere di vasta portata (dalle singole specie indigene ai processi e servizi ecosistemici; Vilà et al. 2011; Pyšek et al. 2012), le conclusioni degli studi di base devono essere particolarmente robuste. In questo senso, la discussione attuale può contribuire a esaminare la situazione in futuro in modo ancora più differenziato e approfondito, un obiettivo che dovrebbe stare a cuore anche alle autorità responsabili della gestione. L’invito a sottoporre a verifica critica le valutazioni esistenti è di principio auspicabile. Al contempo, va ribadito che contributi di questo tipo possono fornire importanti spunti di riflessione, ma, considerati isolatamente, non costituiscono una base sufficiente per una rivalutazione a livello nazionale.
Presa di posizione di InfoFlora su Genucchi et al. (2025)
Bacher, S., Blackburn, T. M., Essl, F., Genovesi, P., Heikkilä, J., Jeschke, J. M., .... & Kumschick, S. (2018). Socio‐economic impact classification of alien taxa (SEICAT). Methods in Ecology and Evolution, 9(1), 159-168. DOI: https://doi.org/10.1111/2041-210X.12844
Briemle, G., Nietsche, S., & Nitsche, L. (2003). Grünlandpflanzen und ihre Nutzungswertzahlen. [Piante foraggere e i loro indici di valore d’uso]. Jahrb. Naturschutz Hess, 8, 81-96.
Genucchi, K., Widmer, S., Billeter, R., & Dengler, J. (2025). No negative impact of Erigeron annuus on native plant diversity: a case study from Northern Switzerland. Tuexenia, 45, 429–444. DOI: https://doi.org/10.14471/2025.45.013
Hawkins, C.L., Bacher, S., Essl, F., Hulme, P.E., Jeschke, J.M., Kühn, I., et al. (2015). Framework and guidelines for implementing the proposed IUCN Environmental Impact Classification for Alien Taxa (EICAT). Diversity and Distributions, 21(11), 1360–1363. DOI: https://doi.org/10.1111/ddi.12379
IUCN (2020). IUCN EICAT Categories and Criteria: The Environmental Impact Classification for Alien Taxa. Prima edizione. Gland, Svizzera: IUCN. DOI: https://doi.org/10.2305/IUCN.CH.2020.05.en
Künzi, Y., Prati, D., Fischer, M. & Boch, S. (2015). Reduction of native diversity by invasive plants depends on habitat conditions. American Journal of Plant Sciences 6: 2718–2733. DOI: https://doi.org/10.4236/ajps.2015.617273
Küzmič, F. e Šilc, U. (2017). Alien species in different habitat types of Slovenia: analysis of vegetation database. Periodicum Biologorum 119(3): 199–208, DOI: https://doi.org/10.18054/pb.v119i3.5183
Li, J., Wang, H., & Chen, Y. (2020). Allelopathic effects of Erigeron species on germination and growth of co-occurring plants. Journal of Plant Interactions, 15(1), 12–20. DOI: https://doi.org/10.3390/d17050318
Liu, Y., Du, Y., Geng, X., Wang, C., & Du, D. (2026). Co-invasion of three invasive alien plants increases plant taxonomic diversity and community invasibility. Plant Diversity, 48(1), 204–211. DOI: https://doi.org/10.1016/j.pld.2025.05.013
Parker, I. M., Simberloff, D., Lonsdale, W. M., Goodell, K., Wonham, M., Kareiva, P. M., Williamson, M. H., Holle, B. V., Moyle, P. B., Byers, J. E. e Goldwasser, L. (1999). Impact: toward a framework for understanding the ecological effects of invaders. Biological Invasions 3: 3-19. DOI: https://doi.org/10.1023/A:1010034312781
Pyšek, P., Jarošík, V., Hulme, P. E., Pergl, J., Hejda, M., et al. (2012). A global assessment of invasive plant impacts on resident species, communities and ecosystems: Interaction of impact measures, invading species’ traits and environment. Global Change Biology, 18(5), 1725–1737. DOI: https://doi.org/10.1111/j.1365-2486.2011.02636.x
Vilà, M., Espinar, J. L., Hejda, M., Hulme, P. E., Jarošík, V., Maron, J. L., … Pyšek, P. (2011). Ecological impacts of invasive alien plants: a meta-analysis of their effects on species, communities and ecosystems. Ecology Letters, 14(7), 702–708. DOI: https://doi.org/10.1111/j.1461-0248.2011.01628.x